dicembre 11, 2019     |
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IL PUNTO SISMICO

La sequenza del Beneventano – I terremoti delle Dinaridi-Albanidi -  La prevenzione possibile

 

Con l’attenzione nazionale ancora focalizzata sulla modestissima sequenza sismica del Beneventano, la catena montuosa delle Dinaridi-Albanidi, ubicate sul margine orientale dell’Adriatico, è stata repentinamente scossa da importanti fenomeni sismici, liberando di colpo l’enorme quantità di energia sismica accumulata nel corso di pregressi e lunghi lassi temporali.

E’ opportuno rilevare come fenomeni sismici di tale rilevanza sfuggano ancora oggi al monitoraggio ed ai controlli operati in continuo dagli osservatori di tutto il mondo.

La previsione sismica resta, perciò, ancora oggi un miraggio, nonostante le prospettive aperte da recenti ricerche sulle onde gravitazionali presenti all’interno del pianeta Terra, che modificherebbero alcuni sistemi fisici fino a cinque giorni prima del verificarsi di forti terremoti.

La sequenza sismica del Beneventano, circoscritta alla valle del torrente Corvo-Serratelle e ubicata sull’asse Apollosa-San Leucio del Sannio, appare al momento in fase discendente, diminuendo sia in numero di scosse registrate sia in magnitudo.

Questo il quadro sinottico a partire dall’inizio del fenomeno, in data 20 novembre, ad oggi 27 novembre, omettendo le scosse inferiori alla magnitudo 1.

Data

Numero scosse

Magnitudo min

Magnitudo max

20/11

5

1,2

1,3

21/11

19

1,0

2,3

22/11

7

1,0

1,7

23/11

1

-

1,3

24/11

6

1,3

2,2

25/11

30

1,1

3,1 - 3,1- 3,2

26/11

7

1,2

1,9

27/11

3

1,1

1,6

 

Dal quadro esposto sembrano potersi individuare due fasi; la prima, con fase in ascesa dal 20 al 21 novembre e picco di M =2,3  e fase discendente dal 22 al 23 novembre; la seconda, con fase ascendente dal 24 al 25 novembre e picchi di M = 3,1 – 3,1 – 3,2 e fase discendente dal 26 al 27 novembre.

Le due descritte fasi sismiche della sequenza in esame sono compatibili con il relativo quadro sismotettonico, già delineato nelle precedenti comunicazioni di questo Osservatorio, che può ritenersi costituito da una struttura sismotettonica locale, di dimensioni contenute e perciò capace di relativamente limitati accumuli energetici, posta ad ovest ed all’esterno delle grandi direttrici tettoniche appenniniche molisane-sannitiche-irpine, da sempre generatrici di terremoti distruttivi.

Infatti, scosse di magnitudo pari a 2.3 nella prima fase della sequenza e di magnitudo massima pari a 3,1 – 3,2 nella seconda fase sono state sufficienti a dar luogo a fasi discendenti di magnitudo.

Per quanto concerne i terremoti delle Dinaridi-Albanidi la questione è diversa.

La citata catena montuosa, infatti, è ubicata sul margine orientale della placca crustale Adria, estrema propaggine settentrionale della placca africana che si spinge e preme verso la placca euroasiatica.

 I terremoti   Appenninici, Alpini  e delle Dinaridi sono generati dallo scontro delle grandi placche  di crosta terrestre, sui cui margini si formano strutture capaci di accumulare enormi quantitativi di energia liberandoli mediante terremoti catastrofici.

E’ concreto, quindi, il rischio che anche il rilievo Alpino-Appenninico possa essere interessato da fenomeni sismici, come già accaduto in passato.

La prevenzione, perciò, costituirebbe il modo migliore per tutelare la vita e i beni, pubblici e privati.

Ma non viene perseguita se non con mezzi, metodi ed interesse assolutamente insufficienti.

Da rivalutare la pianificazione urbana in fase dinamica, l’adeguamento sismico delle strutture vulnerabili, la realizzazione di strutture antisismiche privilegiando quelle in acciaio, il divieto di urbanizzare terreni vulnerabili, potenzialmente capaci di amplificare le sollecitazioni sismiche.

Infine, considerando che lo Stato appare sempre meno capace di procedere ad una più immediata e soddisfacente ricostruzione degli edificati distrutti a causa della crescente indisponibilità di risorse finanziarie, è consigliabile far ricorso in proprio a forme assicurative che garantiscano l’immediato ristoro economico per la perdita delle proprie case.   Pietro Antonio De Paola - Direttore Osservatorio Sismico “L. Palmieri”

 

 

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